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Conferência do Cardeal-Patriarca de Lisboa na 57ª Settimana Nazionale di Aggiornamento Pastorale
21 de Junho de 2007
Conferência do Cardeal-Patriarca de Lisboa na 57ª Settimana Nazionale di Aggiornamento Pastorale
“La sfida della nuova evangelizzazione”
 
Conferenza nel Centro Orientamento Pastorale
57ª Settimana Nazionale di Aggiornamento Pastorale
Milano-Triuggio, 21 Giugno 2007 
 
        1. Il Congresso Internazionale per la Nuova Evangelizzazione, iniziativa delle Diocesi di Vienna, Parigi, Bruxelles e Budapest, é sorto dalla sfida lanciata da Giovanni Paolo II, per una nuova evangelizzazione. Parlando ai Vescovi del Continente latino-americano, nel 500º centenario dell’evangelizzazione del Continente, parla di un nuovo compromesso “non certamente di una re-evangelizzazione, ma piuttosto di una nuova evangelizzazione”, e aggiunge, come spiegando il senso un pò enigmatico dell’espressione: “evangelizzazione, nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni”[1].
        Lasciandosi interpellare da questa sfida, i quattro, diventati poi cinque, Cardinali Arcivescovi, hanno voluto concretizzarla nelle grandi città di questa nostra Europa che alcuni chiamano “post-cristiana”. Le tre caratteristiche indicate dal Papa ispirano la strada da seguire: nuova nell’ardore, nei metodi, nelle espressioni.
 
        2. Il problema delle grandi città. L’evangelizzazione é diretta a delle persone concrete, situate in situazioni concrete socio-storiche. Si verifica oggi un fenomeno crescente: “l’urbanizzazione” crescente della popolazione mondiale. Assistiamo alla nascita del “homo urbanus”, in contrapposizione all’“homo ruralis”. Nella preparazione del Congresso, a Lisbona, abbiamo organizzato un Seminario con esperti universitari, sociologi, sindaci e assessori comunali, per riflettere sulla città, i suoi problemi e i cambiamenti culturali più rilevanti. Dopo, io stesso ho pubblicato una lettera pastorale sulla Chiesa nella città. L’evangelizzazione va situata come un dialogo tra la Chiesa e la società, dialogo sincero e rispettoso, attraverso il quale la Chiesa vuole dare il suo contributo all’umanizzazione della città.
        “L’homo urbanis” ha delle caratteristiche culturali proprie: l’alterazione della simbolica, con cambiamento dei simboli; una nuova realtá dell’integrazione comunitaria, con il rischio del’isolamento, anche della solitudine, con delle conseguenze nella struttura familiare. La complessità della popolazione di una città come Lisbona, con strati molto definiti e differenziati: gli abitanti di Lisbona da molte generazioni, gli emigranti interni provenienti da tutto il paese, gli emigranti provenienti da lontano, africani, brasiliani, ucraini, e da altri paesi dell’Est, con una tendenza alla “ghettizzazzione” che sfida la città concepita come fenomeno di convivenza. Altre caratteristiche della popolazione di una grande città sono rilevanti per l’evangelizzazione. Prima di tutto la mobilità, che porta con sé il cambiamento del senso d’appartenenza, cosí forte in una cultura marcata per la ruralità. Per esempio, la territorialità come criterio di definizione delle parrocchie é ancora valido? A quale comunità cristiana si sentono appartenere: alla parrocchia dove risiedono, a quella dove passano i “fine-settimana”, o a quella alla quale si sentono legati per altri lacci spirituali o culturali? La mobilità introduce dei cambiamenti profondi nella comprensione della vita, prima di tutto nella definizione del “tempo umano”, cioé, il rapporto tra la vita vissuta e l’occupazione del tempo, che deve essere lo spazio ad essere riempito dalla vita, nella varietà delle sue espressioni. Se gli abitanti delle grandi città sono soprattutto, dei “passeggeri in transito”, non hanno tempo per delle espressioni fondamentali della vita; la convivenza in famiglia, la lettura, la preghiera, il contatto con la natura.
 
        2. Ci siamo resi conto, fin dall’inizio, che “nuova evangelizzazione” in una grande città, più che un’operazione puntuale, é un dinamismo da creare, un “nuovo ardore”, che deve provocare tutta la comunità ecclesiale, nella sua complessità e diversità. Tutta la Chiesa, comunità dei credenti, coesiste con la città, fa parte integrante di essa. Evangelizzare significa proporre l’elemento specifico della Chiesa per l’edificazione della città, é una maniera di affermare e garantire la visibilità della Chiesa nella città, in un dialogo cooperante e simpatico. Il Congresso fu concepito da noi come un evento preparato, capace di scatenare un dinamismo, che possa rivelarsi ispiratore di un rinnovamento missionario.
        La Chiesa, tutta la Chiesa, é il vero soggetto della missione evangelizzatrice e, dunque, l’oggetto di questa dinamizzazione. Si trattava di coinvolgere tutte le realtà ecclesiali: le parrocchie, i movimenti, le strutture e istituzioni. D’altro lato era necessario garantire che quest’azione evangelizzatrice toccasse i parecchi aspetti della missione: rinnovamento della fede e della spiritualità, annuncio “kerigmatico”, rapporto con la società, soprattutto attraverso il dibattito culturale.
        La collaborazione tra le parrocchie e i movimenti ecclesiali ha rappresentato una sfida particolare. Nella sua origine il Congresso, anche se chiaramente affermato come diocesano, aveva, fin dall’inizio, una forte impronta della “Comunità Emanuelle”, di cui siamo debitori di una grande capacità d’organizzazione, e di creatività pastorale, nell’arditezza di proporre la novità dell’evangelizzazione nei metodi e nelle espressioni. Ma abbiamo dovuto affermare che non si trattava di un Congresso della Comunità Emanuelle, ma di tutta la Chiesa diocesana, prospettiva espressa nella composizione della commissione organizzatrice. L’importanza della collaborazione tra parrocchie e movimenti é stata sottolineata da Benedetto XVI, nel Messaggio che ha rivolto al Patriarca di Lisbona e ai congressisti: “le parrocchie devono assumere un comportamento più missionario nella pastorale quotidiana e aprirsi ad una collaborazione più intensa con tutte le forze vive di cui la Chiesa dispone oggi”[2].
 
        3. Abbiamo avuto la coscienza che l’efficacia del Congresso si giocava nella sua preparazione. L’evangelizzazione suppone l’approfondimento della fede e della vita cristiana, della sua dimensione missionaria. Tutti i settori ecclesiali sono stati coinvolti in questa preparazione, che si é orientata in due direzioni: l’approfondire della vita di fede e dell’ardore evangelizzatore, e il rapporto con la società in atteggiamento d’annuncio “kerigmatico”.
        Nel primo aspetto un elemento simbolico é stato rilevante: una “croce della missione”, opera di un artista diocesano, ha percorso tutte le parrocchie, proporzionando un risveglio missionario durante la sua permanenza, in ogni parrocchia. Le croci (cinque, una per ciascuna delle quattro regioni pastorali e la quinta per la costa sud del fiume Tago, di un’altra diocesi, che si è integrata nel Congresso, perché coinvolta con la vita della grande città di Lisbona) sono state inviate a partire dalla Cattedrale, nella festa della dedicazione, un anno prima, e sono ritornate alla Cattedrale un anno dopo. 
        La missione nella città é stata preparata da un insieme di seminari, da me presieduti, nella linea dell’evangelizzazione della cultura. Abbiamo radunato gli artisti, gli scrittori, gli editori, i giornalisti, i gestori dei grandi mezzi di comunicazione.
        D’altro lato, le parrocchie e i movimenti hanno assaggiato un insieme di azioni di missione, sempre nella linea “kerigmatica”.
        É stata importante in questo dinamismo di preparazione la participazione di congressisti di Lisbona nelle sessioni di Vienna e di Parigi (circa 150-200). D’altronde, la dimensione internazionale è stata, e continua ad essere, un valore aggiunto in questo dinamismo di rinnovazione delle Chiese locali attraverso l’evangelizzazione.
 
        4. La settimana del Congresso. É la parte più conosciuta, e ne faccio qui soltanto un breve riferimento. Il messaggio “kerigmatico” é centrato in Cristo vivente nella Chiesa. Possiamo evidenziare i momenti principali:
 
        4.1. Il Congresso in se stesso, con temi, testimonianze, liturgia.
 
        4.2. La missione in città con un grande numero di azioni realizzate dalle parrocchie, dai movimenti, in cui hanno partecipato i congressisti venuti dalle quattro altre città.
 
        4.3. L’evangelizzazione attraverso la cultura; in questo settore, sono da sottolineare: 43 ateliers, sui vari aspetti della presenza della Chiesa nella città attraverso la sua missione; due mostre di pittura, con opere originali su Cristo; l’esposizione nel Centenario di San Francesco Saverio, un ciclo di cinema su Gesú Cristo, un’esposizione sulla Bibbia, e dibattiti in televisione.
 
        4.4. La spiritualità: le Reliquie di Santa Teresa de Lisieux, momenti di preghiera e di adorazione in parecchie chiese, e la grande processione finale intorno alla Vergine di Fatima (circa un milione di persone).
        É stato un bel momento e tutta la città è stata coinvolta. Per tutto questo ha contribuito molto la partecipazione dei “media”, soprattutto la televisione, la devozione mariana del popolo portoghese, la visibilità delle azioni di missione.
 
        Il dopo Congresso
        5. Il Congresso non é finito. Siamo impegnati nelle cinque sessioni e la participazione a Bruxelles é stata importante per mantenere viva la luce. Ma cosa ha significato il Congresso di Lisbona per la dinamizzazione della Diocesi? Abbiamo dovuto conciliare due atteggiamenti comprensibili, ma, in un certo senso, opposti: quelli per cui i frutti del Congresso si esprimerebbero in una continuità visibile di azioni della stessa natura di quelle realizzate durante il Congresso, per non lasciar dimenticare, rifiutando una “fine” nel Congresso, senza capire che é impossibile mantenere a lungo l’intensitá di espressioni di questa settimana; e quelli che pensano che del Congresso rimane un dinamismo nuovo, che dovrà esprimersi nella normalità della vita della Chiesa, con una fedeltà maggiore alla missione. É soprattutto questo spirito nuovo che non bisogna  lasciare morire. Tra questi si situa chiaramente il Vescovo diocesano e, dunque, l’orientamento pastorale della diocesi. 
        Per continuare in Congresso fino a Budapest 2007, una certa dinamizzazione dell’ambiente di Congresso ha il suo posto e il suo ruolo. Peró l’accentuazione è messa nel rinnovamento della Chiesa, delle sue strutture, dei suoi agenti pastorali, dei suoi modi d’agire.
        Nell’omelia di chiusura ho lanciato le principali linee della continuità del dinamismo del Congresso. Ho detto: “In questo momento, un’interrogazione, che é un desiderio, scaturisce dal cuore di ciascuno di noi: che strade nuove si aprono alla missione della Chiesa dopo questo Congresso? E la risposta ci é stata data dal Vangelo: la fedeltà della Chiesa a Gesù Cristo vivente, all’Eucaristia che celebra, alla Parola che tocca il cuore, allo Spirito che santifica”[3]. Qualche rinnovazione pastorale che il Congresso ci suggerisce devono esprimere la fedeltà della Chiesa, al suo essere e alla sua missione.
        Ho, poi, concretizzato i diversi campi della fedeltà della Chiesa, che hanno dato origine ad un Programma Triennale di Pastorale. La fedeltà della Chiesa s’esprime nei seguenti punti:
 
        5.1. Nell’approfondimento della fede; suppone percorsi rinnovati di catechesi e di pastorale della Parola. Questo si é trasformato nel primo obiettivo del programma triennale. Nel rinnovamento della catechesi, vogliamo fare una vera iniziazione cristiana; si sta lavorando nel catecumenato degli adulti, insieme alla catechesi per gli adulti e anche nella catechesi pre-scolastica. Per gli anni corrispondenti al percorso scolastico, abbiamo 10 anni di catechesi e si sta lavorando sui catechismi e altri elementi pedagogici. La grande sfida é la formazione dei catechisti.
 
        5.2. Nella qualità della liturgia. Celebrare bene i misteri della fede. È diventato il secondo obiettivo del programma.
 
        5.3. Imparare a pregare. Si é ripresa l’adorazione permanente dell’Eucaristia; é nata una scuola di preghiera e si é inaugurato un nuovo centro di spiritualità. Si é verificata una crescita di frequenza alla celebrazione dell’Eucaristia durante la settimana. I gruppi di preghiera si moltiplicano. Il passaggio delle reliquie di Santa Teresa é stato forte e fecondo.
 
        5.4. La fedeltà della Chiesa passa anche per la valorizzazione dei diversi carismi “infinita varietà dei doni di Dio, perle differenti ad abbellire il volto di una Chiesa unica”. Come abbiamo visto, questa é stata una sfida concreta fatta dal Santo Padre alla Chiesa di Lisbona. C’é un lungo cammino da percorrere, di cambiamenti di mentalità e d’esperimenti concreti. Stiamo lavorando con il clero e con i principali movimenti. Un’attenzione particolare va dedicata al carisma femminile, la vera strada per valorizzare il ruolo della donna nella Chiesa.
 
        5.5. La fedeltà della Chiesa esige il coraggio e la saggezza di riformare le strutture pastorali, frequentemente pesanti e minacciate dalla burocrazia. L’intenzione è renderle più vicine alla realtà pastorale. Abbiamo cominciato dalla riforma della Curia Patriarcale, seguita di una nuova concezione dei Vicariati Foranei. Meno numerosi e, dunque, più vasti, con la possibilità di creare delle “unità pastorali”. Si é costituito un Consiglio dei Vicari Foranei che partecipa, con il Vescovo, nel governo pastorale della Diocesi. Abbiamo iniziato il processo, che avrá bisogno di piú tempo, della riforma della parrocchia, soprattutto della parrocchia urbana.
 
        5.6. La fedeltà della Chiesa passa, soprattutto, per un nuovo slancio missionario ed evangelizzatore. Nel prossimo anno pastorale accentueremo la missione dei laici nel mondo, dentro la società, di cui farà parte la divulgazione della dottrina sociale della Chiesa, chiave per la riflessione e il discernimento sui problemi concreti della società.
 
        6. Nella preparazione del Congresso ho indicato tre caratteristiche per tutte le azioni da realizzare: la qualità, la bellezza, l’ecclesialità. Queste tre caratteristiche rimangono valide come sfida a tutto il rinnovamento pastorale e indicano l’inevitabile dimensione escatologica di tutta la vita cristiana.
 
† JOSÉ, Cardeal-Patriarca 

 -------------------------------------------------------------------------------- [1] G. Paolo II, Insegnamenti, vol. VI, I, p. 698
[2] In Vida Católica, nº 21, (2005), p. 153
[3] José Policarpo, Obras Escolhidas, vol. 9, p. 40




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[1] Unberto Eco, História da Beleza, p. 41
[2] In Tomás Spidlik et Marko Rupnik, «Teologia Pastorale a partire dalla belezza», Roma (2005), pp. 476-477
[3] Ibidem, p. 479

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